Moving Back to Italy!

Ed eccoci qui, siamo arrivati alla fine di questa meravigliosa esperienza. Dopo un anno e 3 mesi, ed a 3 mesi dalla vera e propria scadenza del visto, abbiamo deciso che, tornare in Italia era la decisione migliore per il nostro bambino.

Gli ultimi mesi sono stati una sofferenza per tutti noi, e l’episodio dei riots in America non ha sicuramente aiutato a sdrammatizzare la situazione di tensione che il virus aveva già diffuso negli ultimi tre mesi. La zona dove vivevamo è stata completamente devastata da quella fetta di persone che, anziché protestare per una giusta causa, ha pensato di approfittare della situazione per derubare e mettere sottosopra tutta la città. Per due settimane ho avuto davvero molta paura e non mi sono più sentita al sicuro. Non so realmente cosa sia stato trasmesso in Italia, ma abbiamo vissuto uno dei periodi più assurdi della storia. Pensare che, circa un mese prima, casualmente abbiamo guardato il documentario “LA92” su Netflix ed eravamo increduli nel vedere cosa successe in città in quegli anni. Viverlo in “prima persona”, fuori dalla porta di casa, ci ha lasciato davvero senza parole.

Abbiamo comunque cercato di goderci qualche ultimo weekend in California, organizzando un viaggio on the road nella Death Valley e successivamente a Big Sur. Posti che vi consiglio con tutto il cuore!!

Viaggiare è stato molto complicato. La difficoltà nel trovare bagni e ristoranti aperti ci ha destabilizzato parecchio, soprattutto essendo al settimo mese di gravidanza ed avendo esigenze ben precise e…ricorrenti!

Insomma, un bell’insieme di avvenimenti intensi che hanno contribuito a renderci ancora più sicuri della nostra scelta! Perché devo essere sincera, all’inizio non lo ero per nulla! La nostra idea, fin da subito, era quella di partorire in America, in modo da poter “regalare” a nostro figlio la possibilità, una volta raggiunti i 18 anni, di scegliere quale cittadinanza tenere. Eravamo pronti ad andare incontro ad una sfida bella grande, ovvero costruire la nostra famiglia oltreoceano, contando solo su noi stessi. (quanti lo farebbero?)

Eravamo pronti, anche, ad investire un bel po’ di soldi perché questo succedesse. Non so se ne siete a conoscenza (io ad esempio non lo sapevo), di come funziona il sistema sanitario in America.

La sanità in generale è a pagamento ed il parto… pure! Non parliamo di qualche spesa medica di qualche centinaia di dollari, ma di un vero e proprio investimento che, a seconda dell’assicurazione che si ha, può variare dai 10 ai 50 mila dollari!! E se il vostro desiderio è di partorire all’ospedale di Beverly Hills… raddoppiate tranquillamente!!

Queste informazioni sono facilmente trovabili online, dove le varie mamme raccontano la propria esperienza di parto negli States (ovviamente non a tutte va male, ci mancherebbe!!). Più e più volte ho tentato di chiedere un “preventivo” dall’ospedale che avevo scelto, ma nulla. La risposta è sempre stata la stessa: -dipende come va il parto!- … NON AVEVO DUBBI! Notizia top secret o tentativo di incasso più alto possibile?

Tra le varie fasi di preoccupazione dei primi mesi, devo essere sincera ed ammettere che, l’idea di entrare in ospedale e di non sapere con che “bill” sarei uscita, non mi faceva dormire bene.

Piccolo esempio della mia assicurazione, per farvi capire meglio come funziona:

L’assicurazione dichiara di prendere carico dell’80% del parto.

L’ospedale dichiara che nel costo del parto (che non posso comunicare finché non sanno come va), sono inclusi 2 giorni di degenza per madre e figlio. Dal terzo giorno in poi, il costo giornaliero è pari a 1500 dollari per la mamma e 400 dollari per il bimbo. (tenete conto che il mio era un ospedale molto low profile!)

Che l’epidurale ha un costo di circa 5 mila dollari.

Che il costo del parto dipende dalla scelta tra naturale e cesareo (che essendo più complicato, è più costoso) e dal numero di infermiere necessarie.

Che oltre al costo dell’ospedale, c’è da aggiungere il costo della prestazione del ginecologo (che a sua volta tiene segreto come fosse una notizia strettamente riservata).

Insomma, incrociare le dita e sperare di avere un parto naturale in 14 minuti, possibilmente senza bisogno di personale medico :D

Ogni tanto va anche detto, che fortuna vivere in Italia!!

Insomma, un insieme di pandemie globali, gente pazza, problemi con il sistema sanitario eccetera, ci hanno fatto decidere che partorire a casa nostra, fosse molto più facile per noi e per il piccolo. Senza contare che, l’idea di mettere una creatura di appena un mese, su un volo intercontinentale, con una pandemia ancora in circolo… non era esattamente la visione perfetta del ritorno in patria. (e ad oggi lo confermo, visto che il mio viaggio di ritorno è durato 24 ore!!)

Non lo nego, abbiamo rinunciato ad un nostro piccolo sogno ed un po’ di amaro in bocca lo abbiamo. Volevamo davvero tanto poter dare questa possibilità al nostro piccolo ed avere un “nato a Los Angeles” sui documenti, ma ad oggi, siamo davvero sicuri di aver preso la decisione più giusta per baby S. ed aver messo realmente i suoi bisogni davanti a dei nostri piccoli sfizi.

Spero molto presto di poterlo potare a Los Angeles e fargli vedere perché mamma e papà amano così tanto quella città! <3